ASCESI E PATHOS
WOLFGANG ALEXANDER KOSSUTH

9 marzo - 5 maggio 2024
WOLFGANG ALEXANDER KOSSUTH

ASCESI E PATHOS

a cura di Matteo Pacini

9 marzo – 5 maggio 2024

VERNISSAGE
8 marzo, ore 18.00

PALAZZO BONACQUISTI
Piazza del Comune, Assisi PG

Da sabato 9 marzo 2024, saranno in mostra, presso le sale espositive di Palazzo Bonacquisti adAssisi, una selezione di opere monumentali di Wolfgang Alexander Kossuth, artista tedesco di fama internazionale molto legato al territorio umbro per aver passato buona parte della sua vita nelle verdi colline di Città della Pieve.

La mostra, dal titolo ASCESI E PATHOS, è organizzata dall’Associazione culturale Ankamò con la curatela di Matteo Pacini ed è stata possibile grazie alla seconda edizione del bando “Diamo spazio alla cultura 2023”, indetto dalla Fondazione Perugia che rinnova il suo impegno a sostegno dell’arte nel territorio umbro.

Il percorso della mostra si sviluppa attraverso una serie opere monumentali ispirate a tematiche religiose che Wolfgang Alexander Kossuth affronta nel suo tipico stile fatto di approfonditi studi anatomici, resa del movimento, bellezza classica che si fonde con equilibri improbabili e pathos.

Pittore, scultore, violinista e direttore d’orchestra, Wolfgang Alexander Kossuth nasce in Germania, a Pfronten, nel 1947 e dal 1970 al 1974 suona nell’orchestra del Teatro alla Scala di Milano, orchestra che dirigerà nel 1975. Negli anni 80 decide di dedicarsi esclusivamente alle arti figurative e in particolare alla scultura, frequentando i corsi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Le sue opere ritraggono grandi personalità del mondo della musica, della letteratura e della danza. La figura umana è sempre al centro delle sue composizioni: studi anatomici, resa del movimento, bellezza classica che si fonde con equilibri improbabili. Armonia e teatralità caricano le sue sculture di pathos; tensioni e torsioni, corpi di ballerini che sfidano le leggi di gravità in un’esplosione di energia e dinamismo. I materiali che utilizza sono marmo, bronzo, resina e gesso. Corpi sensuali che si muovono nello spazio, in bilico tra tensione muscolare e emotiva. Dal 1981 le sue opere sono esposte in Italia e all’estero. Alcune di esse sono conservate presso il Museo Teatrale alla Scala e in altri teatri lirici come il Carlo Felice di Genova, Il Piccolo Teatro Streheler di Milano. Numerose le onorificenze e riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale. Muore precocemente il 30 dicembre 2009.

A maggio, al termine del periodo espositivo presso Palazzo Bonacquisti, la mostra ASCESI E PATHOS si sposterà presso lo Spazio Kossuth di Città della Pieve, centro espositivo multidisciplinare dedicato all’artista, inserendosi in un programma di mostre che, dal 2015, arricchisce le proposte artistiche del territorio umbro.

 

WOLFGANG ALEXANDER KOSSUTH

ASCESI E PATHOS

a cura di Matteo Pacini

La mostra dà conto, nel differenziarsi di linguaggi e soggetti, dell’instancabile ricerca di Wolfgang Alexander Kossuth verso quella che Michael Engelhard definisce “una scintilla della bellezza divina nell’uomo”, con la ferma intenzione di esprimere con più concretezza l’umanità del tema sacro.

Pittore, scultore, violinista e direttore d’orchestra, Wolfgang Alexander Kossuth dedica la vita all’arte, fondendo la passione per la musica a quella per le arti visive e facendo della figurazione il fondamento della sua poetica. Nasce per la musica e si forma al Conservatorio di Düsseldorf arrivando in Italia nel 1968, a Napoli, città che amerà profondamente e dove conseguirà il diploma in violino. Di lì a poco il trasferimento a Milano alla volta del Teatro alla Scala, nella cui orchestra suonerà per quattro anni arrivando a dirigerla in concerto nel 1975, non ancora trentenne.

Quattro anni più tardi, l’urgenza di sperimentare nuove forme espressive lo spinge a lasciare la carriera musicale per dedicarsi totalmente alla scultura. Frequenta l’Accademia di Brera con l’avidità di conoscenza che l’ha sempre contraddistinto, concentrandosi principalmente sulla figura umana e sul ritratto. Tiene la musica sempre ben presente, non solo nella scelta dei soggetti da rappresentare: musicisti, direttori d’orchestra, danzatori, ma soprattutto nella continua ricerca di quell’armonia che prima era di accordi e suoni, ora di volumi corporei e movimenti.

Con ricercata pulizia espressiva, in chiavi di lettura che rimangono sempre aperte, Kossuth crea perché la sua opera vada oltre la contemporaneità, al di là delle mode e delle correnti artistiche. Nelle sue opere pathos e teatralità trasudano da corpi contorti, a volte idealizzati al punto da richiamare divinità greco-romane, altre così espressivi da dimostrare un’innata capacità di appropriarsi degli spunti offerti dalla realtà del quotidiano, dando comunque una voce poetica alla ricerca del vero.

Con figure che sfidano le leggi della gravità ai limiti del surreale, Kossuth crea equilibri che si diverte a stravolgere e sovvertire improvvisamente, destabilizzando lo spettatore con un apparente realismo assoluto che di realistico, in realtà, ha ben poco. Pelle, muscoli e nervi sono tesi all’inverosimile e plasmati in una materia che appare come cosa viva, per poi perdere sostanza e acquistare fluidità, conferendo a temi classici e antichi un senso del tutto nuovo. Elabora cicli tematici in cui mitologia e canoni di bellezza classica si incontrano con la spiritualità dei temi religiosi attraverso soggetti granitici e drammatici, verosimili e surreali, esaltando il mito della bellezza umana con una modernità trasversale allo spirito del suo tempo.

Attraverso alcune delle principali opere di ispirazione religiosa raccolte in questa mostra, realizzate tra la fine degli anni novanta e la prima decade del duemila, Kossuth ci offre il suo confronto con il soggetto religioso e con il sacro, in cui percepiamo con la stessa intensità un senso di appagamento spirituale misto a un’audace sensualità. Sacro e profano che si mescolano tra ascesi e pathos, il cui legante rimane l’interpretazione del sentire umano in chiave simbolica e allegorica di figure tese tra Dio e il mondo, tra l’assoluto e il relativo, sempre profondamente pervase dallo spirito.